Laura Di Credico

Nella prefazione all'Électre di Jean Giraudoux (1937) compare il verbo émonder, potare: la pièce come un giardino da sfrondare (I). Noi abbiamo rilevato, in cinque pagine del libro, i luoghi in cui i fiori entrano in scena, chi li nomina e quale violenza ciascuno custodisce.

(I) Jean Giraudoux, Électre, préface de Jean-Pierre Giraudoux, commentaires et notes de Jacques Body, Le Livre de Poche.

Pagina della prefazione di Électre di Jean Giraudoux

PREFAZIONEIl giardino da potare

Nella prefazione compaiono due indizi. Il primo è il verbo émonder, potare: l'opera come un giardino da sfrondare, un'idea sorprendente accanto a I giardini di Elettra. Il secondo è l'accostamento di Elettra al Sessantotto, come figura della contestazione, della rivolta contro le strutture familiari e sociali: non solo vendetta mitologica, ma rifiuto radicale dell'ordine esistente. Elettra non è passiva. Anche quando soffre ha una forza verticale, non cerca di piacere né di adattarsi, preferisce il disastro alla falsità. Gli altri personaggi accettano il compromesso, dimenticano, costruiscono una normalità sopra ciò che resta irrisolto; lei rifiuta di anestetizzarsi e sente di continuo ciò che manca e ciò che è stato tradito. È ossessionata dal portare tutto alla luce, anche a costo di distruggere il mondo intorno a lei: quanto costa vedere davvero le cose, e quanto si vive grazie alle illusioni? Nei termini di Freud è più vicina alla melanconia che al lutto: nel lutto il mondo si ricostruisce dopo la perdita, nella melanconia una parte della perdita resta incorporata nel soggetto. Ma la sua lucidità non è solo patologica, perché chi vede troppo chiaramente viene spesso scambiato per folle. Il giardino aggiunge ciò che nel mito quasi non c'è: la crescita, la cura, il tempo lento. Non cancella il dolore, lo trasforma in modo organico.

Pagina dell'Atto I, scena 1 di Électre di Jean Giraudoux

ATTO I, SCENA 1I fiori come memoria

I fiori non sono decorazione romantica ma marcatori della memoria: ogni pianta custodisce una violenza. Le bambine li assegnano ai personaggi, il phlox che si addice male a Tieste, la reseda a Cassandra, mentre il giardiniere dice di metterli a caso e invita lo straniero a non cercare relazioni tra le finestre e i fiori. L'intero testo dimostra il contrario, e il gesto somiglia a una rimozione: come se il giardino volesse nascondere il senso simbolico che continua a emergere. La finestra di Elettra è altissima, vicina alla tomba del padre, nella stanza del fratello Oreste, mandato via a due anni e di cui non si hanno più notizie: una stanza della memoria. Le tre bambine mentono, meditano, insultano; la loro specialità è recitare e inventano man mano, senza sapere in anticipo cosa. Immagini che emergono, si contaminano e crescono in modo organico.

Pagina dell'Atto I, scena 2 di Électre di Jean Giraudoux

ATTO I, SCENA 2Femme à histoires

Qui Giraudoux definisce davvero chi è Elettra: non una vendicatrice classica ma una femme à histoires. L'espressione è difficilissima da tradurre e non vuol dire semplicemente drammatica o problematica. Indica una donna che crea narrazione, impedisce l'oblio, riapre di continuo il passato, rompe la pace sociale e trasforma tutto in storia viva.

Seguito dell'Atto I, scena 2 in Électre di Jean Giraudoux

ATTO I, SCENA 2Una coscienza

Il Presidente esclama: una coscienza! Se i colpevoli non dimenticano le proprie colpe, i vinti le proprie sconfitte, i vincitori le proprie vittorie, se esistono maledizioni, rancori, odi, la colpa non ricade sulla coscienza dell'umanità, tutta inclinata verso il compromesso e l'oblio, ma su dieci o quindici donne di storie. Lo Straniero concorda: hanno salvato il mondo dall'egoismo. Per il Presidente lo hanno salvato dalla felicità. Ammette che Elettra sia la giustizia, la generosità, il dovere, ma è con queste, non con l'egoismo e la facilità, che si rovinano lo Stato, l'individuo e le migliori famiglie.

Altra pagina dell'Atto I, scena 2 in Électre di Jean Giraudoux

ATTO I, SCENA 2La giustizia integrale

Il Presidente descrive una famiglia tranquilla, stimata, in ascesa, su cui ci si avventura come sul ghiaccio: se Elettra entra in casa può venire fuori tutto, crimini nascosti compresi. Ciò che gli Atridi hanno da temere, dice, è ciò che ogni famiglia felice, ogni coppia potente, ogni individuo soddisfatto deve temere: l'alleata di Elettra, la giustizia integrale, che non lascia nulla intatto e rosicchia fino all'osso. Il giardiniere osserva che Elettra adora il giardino; Agathe risponde che lei non farà bene ai fiori. Fucsia e gerani smetteranno di essere amabili simboli, ed eserciteranno la loro furberia o la loro ingratitudine. La formula è questa: Elettra nel giardino è la giustizia e la memoria in mezzo ai fiori. È l'odio. Quando verrà annunciata, i morti si confonderanno con gli assassini e le famiglie diranno: stavamo così tranquilli.

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